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Il quattro luglio di un paio di secoli fa diversi uomini si sono trovati per dichiarare l’indipendenza delle tredici colonie britanniche sul suolo americano. A partire da quegli stessi anni un enorme smottamento politico ha invaso il mondo occidentale con idee di libertà e uguaglianza. All’interno di questo cartiglio si sono formati gli stati nazione con il preciso motivo di garantire degli strumenti per la ricerca della felicità al singolo cittadino. Ed oggi?

Andiamo con ordine. Si legge nella citata dichiarazione di indipendenza la seguente frase, tradotta per comodità del lettore:”Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso di governanti”. Rileggiamo ora assieme ciò che, dopo molti anni, è stato scritto nella nostra Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Per non essere pedanti, visto che il concetto sembra chiaro, non si citano i numerosi altri testi francesi, tedeschi o britannici.

Era un principio comune che i governi dovessero quindi lavorare per aiutare la persona umana a svilupparsi pienamente in tutti i frangenti in cui questo possa verificarsi. Si istituivano scuole, si garantiva un’assistenza sanitaria, ogni statista aveva chiaro in mente il suo principale obiettivo: il benessere non solo della società nel suo complesso, ma del singolo cittadino o suddito che fosse.

Oggi i nostri governi, in tutto il mondo, parlano di PIL, di crescita, di pensioni e grandi opere, per portare lo sviluppo nel paese. Si pensa quindi che tutte queste variabili molto lontane dal singolo siano utili per il suo pieno sviluppo. Esiste qui un falso logico notevole: che lo sviluppo economico coincida con la Riceca della Felicità umana. La televisione, i giornali parlano di interventi lontani, per una mitica crescita che dovrebbe piovere sulle famiglie come tocco di re Mida; ma in questo momento storico è sempre più evidente che tutto ciò non è affatto vero. I redditi calano, la crisi erode i risparmi delle persone comuni e rimpingua l’elites, i servizi peggiorano, il prezzo dei treni aumenta, è difficile trovare lavoro. Tutto dopo anni di crescita.

Sulla fondo della crisi si vede che i governi sono in alto, lontani. Pronosticano un benessere che non arriva alla fine della catena. Forti dell’idea di crescita, ingannano la popolazione, che intanto soffre. Allora rileggiamo la dichiarazione di indipendenza e confrontiamola con la realtà. Rileggiamo la Costituzione e guardiamo in faccia il nostro Paese.

Manca quella realtà politica vicina alla gente, locale, che ridarebbe anima a questi ormai vuoti principii. Una democrazia partecipativa per riaffermare il diritto di ognuno alla propria felicità. Ormai è infatti evidente che abbiamo tutto, tranne la nostra tranquillità.

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Lo Sfonfo

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